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Lo "sciopero" degli avvocati si chiama "astensione"

Anche gli avvocati, come tutte le altre categorie, hanno diritto di protestare con forme più o meno incisive sull'attività giudiziaria.

L'astensione dalle udienze e dalle altre attività processuali è da sempre vista dalla parte più conservatrice e corporativa della Magistratura come un fastidioso intralcio alla propria attività ed al proprio potere.

Infatti, quando un avvocato si astiene dal partecipare ad un'udienza, il giudice è costretto a rinviare il processo per un motivo che lui non ha deciso; comprensibile quindi che chi è convinto di essere il centro del potere giudiziario non accetti di buon grado di subire decisioni prese da altri.

Dell'astensione degli avvocati si è occupata più volte la Corte Costituzionale, la quale ha affermato che si tratta di un diritto dell'avvocato che il giudice non può ignorare.

La Commissione di Garanzia per lo sciopero nei servizi essenziali ha ingaggiato una dura battaglia per imporre un codice di regolamentazione alle astensioni degli avvocati.

Alla fine gli avvocati hanno quindi dovuto emanare un codice di autoregolamentazione, poi modificato secondo alcune richieste della commissione stessa.

Ciò ovviamente, ai magistrati non è bastato, poichè, pur rispettando il codice di autoregolamentazione giudicato idoneo dalla stessa commissione di garanzia, l'astensione rimane una decisione che il magistrato subisce senza esercitare alcuna autorità.

La questione è quindi stata posta recentemente all'esame delle Sezioni Unite della Cassazione, le quali, pur non potendo scavalcare le decisioni della Corte Costituzionale, hanno cercato di ritagliare uno spazio per l'esercizio del potere del Giudice di avere l'ultima parola.

L'occasione è stata offerta da un processo nel quale l'avvocato si era astenuto ma in relazione al quale si era presentato un testimone proveniente da lontano.

Il quesito è stato così formulato: "Se, anche dopo l'emanazione del codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati, adottato il 4 aprile 2007 e ritenuto idoneo dalla Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi essenziali con delibera del 13 dicembre 2007, il giudice - in caso di adesione del difensore all'astensione - possa disporre la prosecuzione del giudizio, in presenza di esigenze di giustizia non contemplate nel codice suddetto"

Alla fine le Sezioni Unite hanno partorito il seguente principio:

Quasi sempre - a meno che il processo non debba essere indifferibilmente trattato - il giudice deve rinviare l'udienza nel caso in cui gli avvocati difensori aderiscano all'astensione dalle udienze indetta dai loro organismi rappresentativi

Con questo verdetto, spiega il primo presidente della Suprema Corte, Giorgio Santacroce, il giudice rimane sempre 'arbitro', ma deve contemperare i due diversi interessi in gioco, quello della ragionevole durata del processo e quello del diritto alla difesa dell'imputato. Per tanto, procede Santacroce, "il giudice non puo' non rinviare un'udienza, in caso di astensione dei difensori, solo in base alle sue valutazioni soggettive ma deve fare riferimento ai due criteri contrapposti". Per fare un esempio, si puo' condividere la scelta del presidente di un collegio che non rinvii l'udienza, in caso di sciopero degli avvocati, nel caso in cui debba essere ascoltato un teste che per essere presente e' addirittura venuto in Italia da un altro Paese. Mentre, come e' successo nel caso esaminato oggi dalle sezioni unite, verra' 'censurata' la decisione del giudice che non concede il rinvio per ascoltare un teste che viene 'solo da un'altra citta''. Nella vicenda affrontata, il presidente di un collegio del Tribunale penale di Ferrara, non aveva rinviato l'udienza perche' c'era un teste che doveva essere ascoltato e che proveniva da Bari.

Ciò comporta che per un avvocato sarà impossibile sapere se la sua dichiarazione di astensione comporterà o meno il rinvio dell'udienza: in primo luogo, molto spesso all'avvocato è ignoto da dove provenga un testimone citato dal Pm; se il teste proveniente da Bari non comporta la trattazione "indifferibile" di un processo a Ferrara, l'ipotesi potrebbe invece ricorrere se il teste viene da Gallipoli, o se il processo si tenesse a Padova ecc.

Il codice di autoregolamentazione - ha concluso il Primo Presidente - presenta una serie di lacune che il legislatore dovrebbe colmare !

Il codice di autoregolamentazione avrà anche dei difetti, ma aveva il pregio di essere chiaro e precostituito: non vi sono dubbi su quali tipi di procedimenti debbano essere trattati nonostante la proclamazione di un'astensione.

Il fatto che il processo debba essere "indifferibilmente trattato" ovviamente lo deciderà il giudice senza alcuna regola ma secondo il proprio arbitrio.

Sarebbe come dire che i macchinisti del treno possono scioperare, a meno che un passeggero venga da molto lontano ed il suo viaggio sia da considerarsi indifferibile; in tale caso il treno deve viaggiare lo stesso.





DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

Codice di autoregolamentazione 2007
Avv. Francesco Coran
CORAN
Studio Legale