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Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa
Alcune riflessioni sul libro di Barbara Berkhan

Stavo leggendo questo libro nei ritagli di tempo e l'avevo sotto braccio quando mi sono recato ad un appuntamento con un collega, il quale mi chiede cosa sto leggendo.
Non appena gli leggo il titolo lui mi guarda con aria stupita e mi dice: non penso proprio che tu abbia necessità di leggere un libro su come non farsi mettere i piedi in testa ! Al che io gli rispondo: è pur vero che ho la fama di essere uno che non si fa mettere i piedi in testa ed in effetti è così; solo volevo provare a vedere di riuscirci senza alzare la voce e senza dover battagliare.
Immagino che qualcuno sia curioso di sapere se abbia funzionato.
Ecco, in parte ha funzionato; in alcune situazioni, in cui in passato mi sarei inalberato, ho messo in atto delle strategie illustrate nel libro con sorprendente successo.
Nel libro sono descritte varie strategie; ovviamente non necessariamente si dovranno o potranno adottare tutte. Ognuno è libero di scegliere quali adottare ed in quali circostanze.
Si tratta di sperimentare e di ricordarsi, al momento opportuno, che alla classica reazione si può opporre un diverso approccio. Ho apprezzato particolarmente sia la strategia del "no gentile", sia quella "dell'insistenza cortese".
La frase che più mi ha colpito è la seguente: "Molto spesso le battute velenose o le osservazioni stupide sono un segnale del fatto che chi avete di fronte vi ritiene troppo forte rispetto a lui. Sentendosi inferiore cerca di equilibrare la situazione provocandovi"; reagendo allo stesso modo non solo perdete il vantaggio di cui godevate, ma addirittura l'altro potrebbe essere più bravo di voi su quel terreno.
Bene che vada, vincerete uno scontro inutile anziché ottenere il risultato che vi eravate prefissi all'inizio. La strategia consiste nel rimanere rilassati per poter continuare al vostro livello; ignorando le provocazioni, prima o poi l'altro esaurirà la propria aggressività; ciò comporta anche un ulteriore notevole vantaggio: finché non attaccate a vostra volta l'interlocutore, questi può cambiare atteggiamento senza perdere la faccia.
Non replicare quindi a domande idiote, eventualmente limitarsi ad affermazioni del tipo: questo è quello che pensi tu/Lei; secondo te/Lei io ... (ripetere il commento provocatorio), mentre io la vedo in modo diverso. Tempo fa un Pubblico Ministero, a fronte di una mia (assolutamente banale) richiesta al Giudice di un breve rinvio per decidere se accedere o meno ad rito alternativo al dibattimento, ha cominciato ad opporsi con considerazioni provocatorie (del tipo che avrei avuto tutto il tempo di pensarci prima, che l'udienza era quel giorno e non vi era motivo di rinviarla solo perché io non avevo preso in tempo una decisione ecc.).
Normalmente, avrei alzato la voce, affermato che era il primo rinvio che chiedevo, che non vi era alcuna ragione di urgenze e che non si giustificava questo ostruzionismo incomprensibile). Invece, ho adottato la strategia dello "scudo protettivo", ho semplicemente ignorato le provocazioni, dando anzi ragione al Pm dicendo che avrei potuto arrivare all'udienza con una decisione ma che purtroppo per varie ragioni ciò non era stato possibile e semplicemente reiterato la mia richiesta di rinvio (adottando l'altra strategia della cd. "insistenza cortese").
Il Giudice ha concesso il rinvio senza minimamente considerare le opposizioni del Pm, che lui stesso aveva evidentemente ritenuto pretestuose. Il mio consiglio è senz'altro di leggere questo libro e cercare di adottare nuovi comportamenti di fronte a vecchi problemi. Se anche funziona solo qualche volta è già un ottimo risultato.




Notizie sull'autore: http://www.barbara-berckhan.de





 
 
Avv. Francesco Coran
CORAN
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